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Blond ALE

Birra Alfina

Storia; 

Le blond ale (o blonde) rappresentano, in sintesi, la risposta belga all’avvento delle lager tedesche. Sono state proprio le blond ale, o meglio l’evoluzione di questo stile, a porre l’accento sul luppolo, sdoganando talvolta il suo ruolo di attore principale. E se questo è il presente, nel recente passato si trovano testimonial noti per inquadrare meglio lo stile e le odierne variazioni sul tema. Sono gli anni ’70 e a Breedonk (nord di Bruxelles) Moortgat produce da tempo una belgian (strong, data la percentuale di alcol) ale ambrata. Non era ancora consuetudine ricorrere a malti chiari base (così detti perché utilizzati da soli o comunque predominanti nella ricetta) per ottenere diversi risultati nel bicchiere, almeno fino a quel momento, quando appunto le aggressioni del mercato tedesco iniziano a modificare i consumi.

Una birra chiara, corposa e alcolica, dall’ampio bagaglio aromatico e dall’amaro contenuto.

 

AROMA: l’apporto dei luppoli si esprime con note speziate (potrebbe ricordarvi il pepe) e terrose. La componente maltata e l’essenziale lavoro dei lieviti completano il set aromatico con sentori fruttati (agrumi, frutta a pasta bianca e gialla) e che possono ricordare il miele, la crosta di pane. Aromaticità che può variare nelle versioni più luppolate, maggiormente caratterizzate dai luppoli utilizzati con generosità

ASPETTO: schiuma abbondante e cremosa, di colore tra il bianco e l’avorio, con buona persistenza. Birra solitamente abbastanza limpida, di colore dorato (da chiaro a intenso)

IN BOCCA: l’ingresso palesa un accenno di dolcezza, ma lascia immediatamente spazio a un sorso che risulta abbastanza secco e tutto sommato snello. Merito anche della buona carbonazione (le bolle, sempre loro) e del finale che, nelle versioni più attuali, non lesina sull’amaro. Alcolicità contenuta (4,4 -5,5 % vol.).

 

Fonte ( dissapore.com)


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